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Covid 19 – RSA : responsabilità penale per reato di epidemia e omicidio ( colposo / doloso) a Cura dell’Avvocato Ciro Perrelli

Cari Lettori,  

Con la presente comunicazione giuridica è necessaria per informare circa il rapporto d’ interdipendenza funzionale tra il diritto (le fonti) e l’epidemia Covid – 19.

Analizziamo le problematiche che stanno incontrando le RSA, più precisamente le attività di accertamento da parte degli organi di PG presso le case di riposo per anziani finalizzate a verificare l’esistenza di mezzi di prova che possano attribuire alle RSA ,ai soggetti che operano in tali strutture, fattispecie penalmente rilevanti così rubricate :

Omicidio colposo, omicidio doloso, epidemia colposa, epidemia dolosa, a seguito dei numerosi decessi che sono stati registrati in tutta Italia presso le case di riposo per anziani.

Prima di occuparci degli istituti giuridici de quibus, e’ necessario un excursus ragionato sui fatti accaduti , ancora oggi ne parlano tutti i media, e sul modus operandi degli operatori che prestano la propria attività presso le RSA.

Orbene,

«Anziani, persone invalide, non autosufficienti, i più fragili tra i fragili avrebbero dovuto essere al sicuro, invece sono venute a contatto col virus»

Ricordiamo per esempio che il Codacons ha presentato un esposto alle Procure di Milano e Bergamo sul caso dei decessi registrati nelle Rsa della Lombardia per chiedere di estendere le indagini e di procedere per il reato di epidemia e omicidio plurimo doloso con dolo eventuale. 

Al momento, circoscriviamo il fatto occorso, poi analizzeremo l’esistenza delle fattispecie penali che non sempre trovano d ‘accordo gli operatori del diritto con i soggetti che, invece, informano Le Autorità competenti circa la notizia di reato.

Ad esempio il codacons parla di omicidio doloso, la Procura di Brescia indaga, invece, per omicidio colposo. 

Il codacons espone la notizia di reato e parla di reato di epidemia, mentre la Procura di Brescià e quella di Milano parlano di epidemia colposa.

Ritorniamo, però, sui fatti e circoscriviamoli, altrimenti diventa difficile poter analizzare a quale fattispecie penalmente rilevante possiamo attribuire il modus agendi degli addetti ai lavori. 

«Quanto accaduto nelle case di riposo non può ritenersi una epidemia casuale, ma è una vera e propria strage – ha affermato l’associazione – Anziani, persone invalide, non autosufficienti, i più fragili tra i fragili che avrebbero dovuto essere  al sicuro, e invece sono venute a contatto col virus che, in molti casi, ha aggravato le loro condizioni e , nella maggior parte dei casi gli anziani sono deceduti . Pertanto, i luoghi di assistenza si sono trasformati in pericolosissimi focolai di morte certa. 

Tra le Rsa citate dal Codacons, così come si legge ex media, ci sono quelle ubicate a Bergamo che per privacy non citiamo, Milano, Brescia ecc……

Il Codacons, inoltre ha anche diffuso in Lombardia un questionario dove i parenti delle vittime da coronavirus possono segnalare e denunciare eventuali carenze, ritardi o omissioni da parte degli organi sanitari sul fronte dell’assistenza resa. 

Non vogliamo dilungarci oltre sul fatto circoscritto che per semplicità così riassumiamo:

L anziano ospite della casa di cura RSA, già portatore dî patologie importanti ,  s’ infetta  ( covid -19) e muore. 

Il fatto è circoscritto sic et simpliciter ma siamo ancora ben lontanî dal capire  se effettivamente possa esistere un profilo di responsabilità da attribuire agli operatori delle RSA perché è necessario , ora , per gli organi di PG e per gli Onorevoli PM , raccogliere documenti, informazioni, testimonianze, ecc…..che possano accertare che il contagio per epidemia sia responsabilità delle Case di cura per anziani. 

Pertanto, e’ nostro dovere restare sulle regole ferme della teoria generale del diritto e capire solo, in questo momento, quali possono essere (potenzialmente) Gli scenari, le responsabilità penali per il contagio da epidemia

 

E’ d’obbligo, a questo punto, soffermarsi sulla condotta tenuta da coloro che, trovandosi in una zona rossa o ad alto rischio di contagio, recatosi altrove pur non sapendo di essere stati contagiati, non abbiano rispettato la quarantena e/o non abbiano comunicato i propri spostamenti, avendo contatti con altre persone, anche quelle che riposano e sono ospiti delle RSA. 

Inoltre, le RSA hanno ospitato dei soggetti risultati successivamente positivi al Covid-19, la loro condotta precedente potrebbe integrare il reato di epidemia?

Visto che la notizia di reatô , quella che accende L actio iuris ,  L apertura di un procedimento penale disciplina il reato di epidemia , cerchiamo di capire , a priori, cosa s’ intende per epidemia.

La scienza medica 

ha sinora identificato come epidemia ogni malattia infettiva o contagiosa suscettibile, per la propagazione dei suoi germi patogeni, di una rapida ed imponente manifestazione in un medesimo contesto e in un dato territorio colpendo un numero di persone tale da destare un notevole allarme sociale e un correlativo pericolo per un numero indeterminato di individui.

La nozione penalistica di epidemia, 

Invece, colloca il reato ex art. 438 c.p. tra quelli a forma vincolata nella cui descrizione normativa non sarebbe ricompreso il contagio umano. L’integrazione del delitto richiederebbe che l’autore abbia il possesso fisico di germi patogeni e che si renda responsabile non di singole condotte di trasmissione di agenti patogeni, ma dello spargimento di questi germi in un’azione tesa a infettare, in modo repentino e incontrollabile, una pluralità indeterminata di persone.

Una recente pronuncia della Cassazione ha affermato il seguente principio:

 “Ai fini della configurabilità del reato di epidemia può ammettersi che la diffusione dei  patogeni avvenga anche per contatto diretto fra l’agente, che di tali germi sia portatore, ed altri soggetti, fermo restando, però, che da un tale contatto deve derivare la incontrollata e rapida diffusione della malattia tra una moltitudine di persone” (Cass Pen. Sez. . I,  26 novembre 2019 n. 48014)

Orbene, il discrimine tra la rilevanza della condotta sub specie del delitto in questione e l’irrilevanza della stessa, e’  rappresentato dal dato temporale entro cui si verifica il contagio, che contribuisce a qualificare la fattispecie in termini di reato di pericolo concreto per la pubblica incolumità, ovvero la facile trasmissibilità della malattia ad una cerchia di persone ancora più ampia.

Pertanto , il reato di epidemia rubricato ex art. 438 cp dispone :

« Chiunque cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con l’ergastolo » . 

La norma è diretta a tutelare la salute pubblica, intesa come benessere fisico e psichico della collettività. Trattasi di fattispecie causalmente orientata, in cui l’azione incriminata consiste nella diffusione di germi patogeni, connotata però dall’atteggiamento particolarmente fraudolento del diffusore.

Il danno-evento consiste nella concreta manifestazione, in un certo numero di persone, di una malattia eziologicamente ricollegabile alla condotta, unitamente al pericolo che la diffusione prosegua. Gli elementi della fattispecie sono in sintesi la rapidità della diffusione, la diffusibilità ad un numero notevole di persone e l’ampia estensione territoriale del male

La norma richiede il dolo generico e quindi la volontà di diffondere germi patogeni, unitamente alla consapevolezza della loro efficacia epidemica. 

Appare sufficiente il mero dolo eventuale con riguardo al rischio di determinare l’epidemia.

A contraris ,  L epidemia colposa necessità di  analizzare il significato  giuridico  della colpa. Abbiamo visto che il “dolo” manifesta l’intenzionalità dell’autore a commettere il fatto, quindi l’epidemia, invece quando c’è la “colpa” significa che chi diffonde il virus non ne ha la volontà ma provoca il fatto con atteggiamenti negligenti e/o imprudenti. Questi vengono valutati dal giudice di merito e, ove necessario, da consulenti tecnici esperti della materia, i quali sono in grado di verificare se il colpevole ha agito con la diligenza richiesta dall’incarico ricoperto e seguendo le norme comportamentali e i protocolli obbligatori.

 

 

Orbene, alla luce di quanto sopra richiamato, la rilevanza penale delle condotte omissive e il difficile accertamento del nesso di causalità determinano L esistenza della fattispecie penalmente rilevante . 

Il quadro sinora descritto circoscrive la punibilità per il reato di epidemia alle sole condotte che abbiano cagionato l’evento secondo un preciso percorso causale, e cioè mediante la propagazione volontaria o colpevole di germi patogeni, come potrebbe essere nel caso dell’untore, cioè del soggetto che pur essendo consapevole di essere portatore di un virus potenzialmente trasmissibile intrattenga rapporti con altre persone. 

Fino a qui …… NULLA QUQESTIO, ma Cosa accadrebbe, invece, nel caso di un comportamento omissivo del sanitario?

Sempre in relazione alla vicenda del Covid-19 / RSA, abbiamo letto nei giorni scorsi   l’apertura di un procedimento penale, più precisamente la notizia è relativa ad un possibile nuovo “cluster epidemico”, a seguito del caso del 75enne deceduto in provincia di Foggia, successivamente risultato positivo al Coronavirus, la cui salma sarebbe stata rilasciata dal medico della struttura sanitaria ( RSA) prima di conoscere l’esito del tampone, così mettendo a rischio l’incolumità pubblica per il possibile contagio decine di persone, molte delle quali sebbene fossero in quarantena, avrebbero partecipato anche alle esequie.

Abbiamo appreso dalle fonti  giornalistiche che la Procura della Repubblica di Foggia avrebbe aperto un procedimento  in considerazione del carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia, che non consentirebbe errori di sorta, al fine di scongiurare il peggio e nell’ottica di tutela della pubblica incolumità.

Il medico potrebbe incorrere in responsabilità penale? Quali sarebbero in tal caso i possibili criteri di ascrizione del fatto tipico epidemico a fronte di una condotta omissiva dell’operatore sanitario?  

La Cassazione ha precisato che la responsabilità per il reato di epidemia colposa non è configurabile a titolo di omissione: in tema di delitto di epidemia colposa, non è configurabile la responsabilità a titolo di omissione in quanto l’art. 438 c.p., con la locuzione “mediante la diffusione di germi patogeni”, richiede una condotta commissiva a forma vincolata, incompatibile con il disposto dell’art. 40, comma 2, c.p., riferibile esclusivamente alle fattispecie a forma libera. (Cass. Pen. Sez. VI 12/12/2018 ).

Si deve ritenere, pertanto, inapplicabile la fattispecie contestata in forma colposa con la conseguenza che il reato di epidemia può riferirsi solo ad una condotta commissiva a forma vincolata, incompatibile con l’art. 40 co. 2 c.p. La clausola di equivalenza di cui all’art. 40 cpv. e la responsabilità omissiva, o per omesso impedimento di un evento che si aveva l’obbligo giuridico di impedire, è incompatibile con la natura giuridica del reato di epidemia.

Tuttavia la difficoltà, rectius,  l’impossibilità di accertamento del nesso di causalità tra la condotta e i singoli episodi di contaminazione cui conseguono danni alla salute, lesioni e/o morte, non esclude che in futuro possa indurre la giurisprudenza, attraverso un’interpretazione estensiva della condotta di “diffusione”, ad avallare la realizzazione del reato di epidemia anche attraverso condotte di tipo omissivo.

Allo stesso modo, sempre la difficoltà dell’accertamento causale, non consente di escludere che la contestazione di un delitto contro la pubblica incolumità quale l’epidemia o la diffusione colposa di epidemia, sia una scelta obbligata per l’Autorità Giudiziaria procedente, anche laddove non siano integrati quei criteri di diffusività e trasmissibilità dell’epidemia tali da poter parlare effettivamente di “disastro sanitario”.

Ergo, dopo avere discusso circa la fattispecie penalmente rilevante che implica il reato doloso di epidemia , e comunque il reatô colposo di epedimia ma solo qualora la condotta e’ commissiva  , ricordiamo che la notizia di reato di Codacons  dispone e afferma anche la responsabilità per le RSA di omicidio doloso ( codacons) oppure omicidio colposo ( Procura di Brescia) ….

Analizziamo , pertanto , brevemente , i due istituti  in modo da dare ai nostri lettori un primo scenario delle fattispecie che possono essere «  envisage ‘» qualora si accerti la responsabilità della RSA e dei Suoi operatori. 

L’omicidio colposo è il reato  consistente nella soppressione di una vita umana ad opera di una persona in conseguenza di un fatto a lei imputabile, ma compiuto senza intenzionalità. L’assenza dell’intenzionalità lo distingue dall’ omicidio doloso volontario.

L’omicidio colposo è ritenuto fatto riprovevole; tuttavia, nei diversi orientamenti, la valutazione del livello di gravità è molto disomogenea. Esso è stato disciplinato come reato  in tutte le legislazioni storiche e anche oggi è oggetto di numerose disposizioni di tipo penale . 

Non conosciamo i mezzi di prova raccolti fino ad ora a seguito dell accesso da parte degli organi di PG. presso le RSA , però , possiamo pensare che se i mezzi di prova supportano la conoscenza da parte degli operatori delle RSA di avere introdotto nelle loro strutture malati Covid 19 senza avere posto in essere nessuna azione a tutela della salute dei pazienti già presenti nella struttura , beh…. il dolo abita nelle loro coscienze, in primis!

Al momento non aggiungiamo altro perché  abbiamo voluto semplicemente dare lumi sulle fattispecie di reato in interdipendenza funzionale con L emergenza Covid 19, così come descritto, nel fatto, dai mezzi di comunicazione di massa:

Epidemia dolosa/ colposa 

Omicidio doloso/ colposo 

Al fine di potere meglio dettagliare fatti e circostanze dobbiamo attendere l’esito delle indagini , le attribuzioni di responsabilità per ogni singolo operatore delle RSA e, da ultimo dare la possibilità a noi difensori di svolgere attività di investigazione difensiva che ci permetta di , in questa fase, equilibrare il contraddittorio circa la raccolta dei mezzi di prova .

Sicuramente , qualora dovesse accertarsi  un ipotesi di responsabilità  L Onorevole PM porterà la  richiesta di rinvio a giudizio per i reati penali ut supra citati (reato di epidemia, omicidio) .

Continueremo a seguire , nel rispetto della legge , perché la fase delle indagini preliminari e’ e resta riservata  , quanto riscontrato dai media.

Ergo,  consigliamo fin da ora , subito, per mostrare diligenza e buona fede , che i rappresentanti legali delle RSA facciano immediata richiesta di essere ascoltati in audizione libera dagli organi inquirenti in modo da evitare possibili scenari di misure cautelari restrittive della libertà personale sempreche’ , valutata la posizione del soggetto ( in RSA) , quest’ultimo non sia nelle Condizioni di usufruire di una misura cautelare alternativa alla detenzione intra muraria

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Perrelli e Vietti, insieme per una nuova collaborazione

Perrelli e Vietti, insieme per una nuova collaborazione….

Lo Studio legale Perrelli & Associés e lo Studio legale Vietti Avvocati (http://www.viettiavvocati.it/ ) sono lieti di annunciare la loro collaborazione in materia di diritto penale, diritto societario, amministrativo e urbanistico. L’avvocato Ciro Perrelli, forte di un’esperienza consolidata in più di sedici anni di attività sia in ambito nazionale sia in ambito internazionale, è avvocato presso il Foro di Milano e il Foro di Parigi e vanta una profonda conoscenza del diritto penale italiano e francese, con particolare competenza in materia di diritto penale d’impresa. Michele Vietti è professore straordinario di diritto commerciale presso la Facoltà di Economia della UNINT – Roma, ed è stato Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura dal 2010 al 2014 e suo componente dal 1998 al 2001. Grazie anche all’esperienza come Deputato per quattro Legislature e come Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia e al Ministero dell’Economia e delle Finanze, il professor Michele Vietti vanta una profonda conoscenza del diritto societario, nel cui ambito offre servizi di assistenza nei settori regolati da norme pubblicistiche e nei rapporti con le authorities di vigilanza. Grazie a questa nuova partnership, lo Studio legale Perrelli & Associés e lo Studio legale Vietti Avvocati  sono in grado di fornire un’assistenza e consulenza interdisciplinare alle aziende, italiane e straniere, che operano in Italia o che si affacciano al mercato dei paesi francofoni nei settori quali ambiente & sicurezza, energia, appalti pubblici, internazionalizzazione e real estate.

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La Verità intervista Ciro Perrelli circa i provvedimenti che il Governo Francese intende adottare nei confronti dei manifestanti.

Sul quotidiano La Verità intervista Ciro Perrelli circa i provvedimenti che il Governo Francese intende adottare nei confronti dei manifestanti.

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Omicidio di Aprilia

Aprilia, morto dopo la ronda: la famiglia di Zaitouni si costituirà parte civile.

L’avvocato Ciro Perrelli con il collaboratore Dott. Marco Matarazzo (da Milano) raggiungono l’avvocato Antonio Giambrone per depositare la richiesta di costituzione di parte civile per la famiglia della vittima.

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Frana in Val Ferret, agosto 2018: lo Studio Perrelli & Associés si occupa di Emanuela e Simone Mattioli, figli delle vittime (persone offese) – Avv. Ciro Perrelli difensore di fiducia

Io e mia sorella vogliamo che la Giustizia possa, al termine delle doverose indagini, dare un senso alla morte dei nostri genitori

I figli di Vincenzo e Barbara Mattioli, morti intrappolati nella loro Panda travolta dalla frana caduta lunedì 6 agosto a Planpincieux di Courmayeur, hanno nominato difensore di fiducia l’Avv. Ciro Perrelli per assisterli e seguire l’inchiesta avviata presso la Procura di Aosta.

La invitiamo a leggere l’articolo pubblicato su AostaCronaca.it, cliccando qui

Guarda l’intervista su Tg regionale Valle d’Aosta (dal minuto 05:10’ al minuto 07:22’)

Flavie JostDiFlavie Jost

Produttore di bollicine : difendete i vostri diritti !

La primavera, i matrimoni e le feste di famiglia arrivano, la rivalità tra lo champagne e i vini spumanti si fa sentire. In effetti, lo champagne e, in particolar, il Prosecco sono due tipi di prodotti caratterizzati da una grande forza identitaria, rispettivamente per la Francia e l’Italia. Sebbene incarnano standard di lusso diversi, questi vini “frizzanti” hanno in comune un riconoscimento giuridico e l’esistenza di una reale preoccupazione di protezione. Più precisamente, una diversità di diritti di proprietà industriale permette di garantire la difesa e la valorizzazione di questi prodotti. Tuttavia, la guerra di bollicine e la concorrenza crescente di questo mercato generano un rischio di danno e di perdita del loro valore commerciale. Per questo motivo, è imperativo anticipare un eventuale conflitto e di optare per una strategia commerciale e giuridica solida. Maggiori informazioni

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La società SNCM SA (Société Nationale Maritime Corse Méditerranée), ha ceduto il 100 % della sua filiale SNCM Italia al Dottor Paolo Napodano.

SNCM Italia srl è attiva sul territorio italiano da agosto 2000. Fondata dalla SNCM SA (proprietaria al 67%) e dalla Viaggi Wasteels Italia (proprietaria al 33%). Nel 2001, la Viaggi Wasteels cede le sue azioni interamente alla SNCM SA, consentendo di poter vendere direttamente alla propria Clientela i biglietti marittimi SNCM e della Corsica Marittima sia in Italia, Spagna e Portogallo. La situazione politico-economica di questi ultimi anni purtroppo ha portato, la SNCM SA in liquidazione giudiziaria dinanzi al Tribunale di Commercio di Marsiglia nel novembre 2014.

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